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REGISTRO T1D |
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In
epidemiologia, gli studi della variazione
geografica e temporale
dei tassi di mortalità o di incidenza
di alcune malattie croniche sono spesso utilizzati
per formulare delle ipotesi sulla eziologia di
dette malattie. Queste ipotesi sono rivolte alla
ricerca di fattori ambientali e genetici che
possono essere all’origine della variazione
geografica e temporale. Quindi, quanto meglio
saremo in grado di descrivere la distribuzione
di una malattia, tanto meglio saremo in grado
di capirne l’eziologia.
Nel caso specifico del diabete tipo 1 nell’infanzia
di cui ci occuperemo, è infatti impossibile
prevenirne e controllarne lo sviluppo e le complicanze
se non conosciamo la frequenza con cui essi si
verificano. Perciò il loro monitoraggio
deve essere parte integrante di qualsiasi programma
governativo per il diabete, così come per
altre malattie non infettive. Infatti, l’accurata
sorveglianza è necessaria, non solo per
la comprensione dell’eziologia e la prevenzione
della malattia stessa, ma anche per la programmazione
delle risorse sanitarie da destinare per essa.
Questo è tanto più importante se
si considera che, tra le gravi malattie croniche
dell'infanzia negli Stati Uniti e in Europa occidentale,
il diabete mellito insulino-dipendente è secondo
per incidenza solo all’asma. Rappresenta
perciò uno dei principali problemi di
salute in molti paesi.
L'eziologia del diabete tipo 1 resta ancora sconosciuta,
anche se è ampiamente accertato che l'origine
del disturbo sia multifattoriale, legata ad un'interazione
tra predisposizione genetica e fattori ambientali.
Lo studio dell’epidemiologia nel diabete
ci viene in aiuto nella formulazione di ipotesi
inerenti i possibili fattori causali della malattia.
In particolare, un rapido cambiamento dell’incidenza
che avviene in una popolazione stabile da un punto
di vista genetico, implica l’azione di fattori
non genetici e l’effetto dei geni di rischio
dipende dalla popolazione, dal periodo e dal luogo
esaminati. In tal caso la ricerca di fattori ambientali
si indirizzerà su particolari eventi che
hanno modificato l’ambiente in quel lasso
di tempo o che differiscono tra le diverse aree
caratterizzate da differente incidenza per la
malattia.
Il “calcolo” della frequenza del
diabete sia in termini di distribuzione geografica
che
di andamento temporale ha quindi acquistato un
ruolo predominante nello studio della malattia.
Fino ai primi anni Ottanta ben poco si sapeva
sulla frequenza del diabete tipo 1 e della sua
distribuzione
geografica. Alcuni studi già esistevano,
ma era difficile confrontare i risultati ottenuti
nei vari paesi in quanto le metodiche utilizzate
e l’età considerata erano differenti.
Nel 1983 un gruppo di epidemiologi si riunì a
Philadelphia per iniziare a stabilire gli standard
dei registri di malattia per il diabete tipo 1.
E’ in quegli anni che si è iniziato
a registrare in modo uniforme il numero di nuovi
casi di diabete tipo 1 nei bambini e in quegli
anni nascevano quindi i principali registri della
malattia soprattutto nei paesi del nord Europa,
caratterizzati già allora da un servizio
sanitario molto ben organizzato Nel 1983 si aveva
il sogno che i registri di incidenza si sarebbero
sviluppati in molti paesi e si sarebbe potuta creare
una mappa dell’incidenza del diabete tipo
1 in tutto il mondo. Tuttavia l’interesse
per lo sviluppo dei registri è cresciuto
solo successivamente, quando l’analisi
dei dati esistenti ha mostrato che il luogo di
nascita
e di residenza di un individuo costituiscono
i maggiori fattori di rischio per la malattia.
Alla fine degli anni Ottanta, quindi, i ricercatori
di molti paesi europei decisero di raggruppare
i registri per il diabete tipo 1 e di sostenere
la istituzione di nuovi registri nelle aree non
ancora coperte. Tutti questi registri avrebbero
dovuto raccogliere i nuovi casi di diabete nello
stesso identico modo rendendo così confrontabili
i risultati ottenuti e consentendo di ottenere
una mappa precisa del diabete tra i bambini europei.
Questo ambizioso progetto di nome EURODIAB A (Europe
and Diabetes) ebbe il suo start ufficiale il 1
gennaio 1989 sotto l’egida della comunità europea
che forniva anche i pochi fondi necessari per
il centro di coordinamento a Odensa in Danimarca.
Ha raccolto negli anni scorsi e continua a raccogliere
tutti i nuovi casi di diabete tipo 1 (insulino-dipendente)
che esordiscono al di sotto di 15 anni nelle
aree
coperte dai registri aderenti al progetto, che
oggi hanno raggiunto il numero di 44 e coprono
una popolazione di circa 20 milioni di bambini.
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La
Sardegna fa parte di questo progetto fin dal
suo inizio nel 1989. Il registro Sardo raccoglie
infatti i nuovi diabetici insulino-dipendenti
che siano stati diagnosticati dal 1° gennaio
1989 in poi e che abbiano un’età compresa
tra 0 e 30 anni. Infatti il registro Eurodiab
Sardo prese la decisione di indagare il diabete
e i fenomeni ad esso legati fino ad una età maggiore
rispetto a quella scelta dagli altri centri
europei. Nei passati 14 anni tutti i centri
diabetologici della Sardegna hanno attivamente
partecipato alla raccolte delle informazioni
cliniche relative ai nuovi diabetici di tipo
1 di questa fascia d’età.
La Sardegna riveste un
ruolo molto particolare per quanto riguarda
l’incidenza del diabete
tipo 1. La sua alta incidenza e le sue peculiari
caratteristiche geografiche e genetiche la rendono
un luogo interessante per lo studio dell'epidemiologia
della malattia.
I primi dati epidemiologici sul diabete insulino-dipendente
nell'isola risalgono al 1984-86, quando, tra
i residenti nella provincia di Cagliari di età compresa
fra 0 e 18 anni, fu evidenziata una prevalenza
di 1,58/1000 e un'incidenza di 24/100.000, ben
superiori a quelle di altre regioni d'Italia
e del mondo. Queste evidenze sono state poi confermate
da successivi studi nei quali è stata
riportata negli anni 1989-90 un'incidenza di
30,7/100.000 per la fascia d'età 0-14
e di 24,1/100.000 per la fascia 0-29.
Più recentemente, l’incidenza annua
standardizzata per sesso ed età riferita
agli anni 1989-1999 è stata di 38,8/100.000
(95% C.I. 36,7-41,1); essa è risultata
significativamente più alta tra i maschi
[46,8/100.000 (95% C.I. 43,4-50,2)] che tra le
femmine [32,3/100.000 (95% C.I. 29,4-35,2)] con
un rapporto maschi/femmine di 1,45. Considerando
le differenti fasce d’età quinquennali
la più alta incidenza media negli anni
1989-1999 è stata rilevata nella fascia
10-14 anni (44,4/100.000) similmente a quanto
riportato da altri studi, tuttavia l’incidenza
appare elevata già nella fascia 5-9 anni
(44,2/100.000). Andando ad analizzare separatamente
i due sessi notiamo che nel sesso femminile l’incidenza
maggiore si rileva nella fascia 5-9 (38,0/100.000)
mentre nel sesso maschile nella fascia 10-14
anni (55,7/100.000). Il picco di incidenza si
registra ai 9 anni d’età [54,6/100.000
(95%C.I. 45,5-65,5)]. La mediana dell’incidenza è anch’essa
ai 9 anni. Questi dati sono in accordo con quanto
riportato in letteratura per altri paesi.
Per quanto concerne la distribuzione geografica
del diabete in Sardegna analizzata con metodo
Bayesiano sui dati raccolti dal registro sardo
per il diabete tipo 1 negli anni 1989-99, le
aree a più alto rischio sembrano concentrarsi
nella zona sud-occidentale (pianura del Campidano),
mentre quelle a più basso rischio si trovano
nella zona nord-occidentale dell'isola (Sassari
e Alghero). Tuttavia, non ci sono differenze
significative tra le zone a più alto e
più basso rischio, e ciò rende
molto difficile l'identificazione di un possibile
fattore causale di natura ambientale.
Questa distribuzione geografica ricalca solo
in parte quella del pre-diabete cioè degli
autoanticorpi, marcatori della fase preclinica
della malattia. Infatti la prevalenza degli ICA
tra i bambini sardi in età scolare sembrerebbe
più elevata nella provincia di Sassari
rispetto a quella di Oristano e Nuoro (70).
L'elevata frequenza di diabete tipo 1 nelle zone
centro-occidentali è stata evidenziata
anche da uno studio condotto nella sola provincia
di Oristano, in cui viene riportata un'incidenza
negli anni 1993-2000 di 52,7/100.000 (95% C.I.
42,2-63,0) nella classe 0-14 e di 21,5/100.000
(95% C.I. 31,2-42,7) nella classe 0-29. Questo
studio ha investigato anche l’andamento
temporale dell’incidenza del diabete tipo
1 nella provincia di Oristano ed ha evidenziato
per l’età 0-14 anni un picco epidemico
nel 1998 con 24 casi osservati rispetto ai 13
attesi (p=0,004), e un nadir nel 1994 con soli
5 casi osservati rispetto ai 14,5 attesi (p=0,03).
Tuttavia la bassa numerosità del campione
pone problemi di interpretazione di questi risultati.
La semplice analisi delle incidenze rilevate
in Sardegna nel tempo, mostra un incremento dal
24/100,000 nel 1987 al 37,8/100.000 rilevato
negli anni 1989-98. I dati relativi ai ricoveri
per esordio del diabete nella provincia di Cagliari
dal 1958 al 1987 sono in accordo con questi rilievi
poiché vanno da 22 casi nel 1958 a 44
nel 1987 (Paola Frongia, personal comunication),
sebbene la metodologia applicata non consenta
una validazione della completezza della registrazione.
Tuttavia lo studio Eurodiab non è stato
in grado di evidenziare in Sardegna un incidenza
statisticamente significativa nel decennio considerato
[1,1% annuo (95% C.I. -1,0 – 3,1)], con
una completezza di accertamento del 86,9%. Le
analisi in merito all’incremento del rischio
nell’isola risultano quindi contrastanti,
probabilmente anche per la limitata numerosità dei
dati.
Per quanto riguarda l’incremento del rischio
nell’isola, un importante studio retrospettivo
condotto sui registri della leva militare tra
i soggetti maschi a partire dalla coorte di nascita
del 1936 documenta che in Sardegna, all’età di
18 anni, quasi 5 individui su mille vengono riformati
a causa del diabete di tipo 1. Il dato assume
particolare significato se si considera che nelle
classi di leva più vecchie, quelle a cavallo
della seconda guerra mondiale, il diabete di
tipo 1 come causa di esonero dal servizio di
leva era praticamente inesistente. Solamente
a partire dagli anni 60, il diabete di tipo 1
diventa una causa di esonero dal servizio militare
abbastanza frequente e il suo impatto è continuato
a crescere fino ai giorni nostri. Questo dato
non solo conferma che la malattia, nel sesso
maschile, è sempre più frequente
in Sardegna ma dimostra anche che la sua diffusione è piuttosto
recente, suffragando il ruolo di alcuni nuovi
fattori ambientali, prima scarsamente diffusi,
come elementi promotori della malattia.
Particolarmente interessante risulta quindi l’analisi
dell’andamento temporale dell’incidenza
ottenuto dai dati del registro sardo per il diabete
tipo 1. L’incidenza nella fascia d’età 0-14
anni globalmente intesa è cresciuta del
2.8% all’anno (95% C.I. 0,4-5,1) (p=0,002)
negli 11 anni considerati. Non si è evidenziato
alcun effetto del sesso e dell’età sull’incremento
temporale; questo significa che in ciascuna fascia
d’età si è avuto un incremento
temporale dell’incidenza che non è risultato
significativamente differente da quello delle
altre classi e che l’incremento dell’incidenza
nei maschi non è significativamente differente
da quello nelle femmine. In altre parole, un
particolare sesso o una particolare fascia d’età non
influenza in modo diverso rispetto alle altre
l’andamento dell’incidenza nel tempo.
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