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MODY
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RESPONSABILE DELLO STUDIO |
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Dott.
Marco Songini, primario della Struttura Complessa
di Diabetologia, Dipartimento Internistico,
dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, sarà il
coordinatore del progetto. |
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REPARTO
DI RICERCA |
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Il
progetto di ricerca è condotto dalla
Struttura Complessa di Diabetologia, Dipartimento
Internistico, dell’Azienda Ospedaliera
Brotzu in collaborazione con il Laboratorio
Centrale di Analisi dell’Azienda Ospedaliera
Brotzu di Cagliari. |
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TITOLO
DELLO STUDIO
MODY: NUOVE FRONTIERE NELLA GENETICA DEL DIABETE
IN SARDEGNA
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BASI
SCIENTIFICHE
Il termine MODY (Maturity Onset Diabetes of the
Young) descrive un gruppo di malattie del metabolismo
dei carboidrati caratterizzate da una iperglicemia
familiare con un’eredità autosomica
dominante.[1][2][5] [6][10]
Il MODY è quindi una forma di diabete non
autoimmune a trasmissione autosomica dominante
con elevata penetranza, causato da una mutazione
puntiforme o da una delezione di geni importanti
nello sviluppo o nella funzione della ß-cellula
pancreatica, con conseguente alterazione della
secrezione insulinica.
In considerazione del fatto che il MODY è caratterizzato
da un esordio precoce (di solito prima del 25° anno
di età)[2][9], contrariamente al classico
diabete tipo 2 (dell’adulto) che esordisce
dopo i 50 anni, è possibile di solito costruire
con facilità un albero genealogico. Se si
accerta che il diabete si “trasmette” direttamente
da una generazione all’altra per tre generazioni
di seguito, allora si può parlare di ereditarietà autosomica
dominante.
Queste caratteristiche differenziano il MODY dagli
altri tipi di diabete.
Le tecniche attualmente disponibili di biologia
molecolare consentono di diagnosticare queste forme
di diabete non autoimmune generate da una mutazione
genetica. Le mutazioni sono responsabili dello
sviluppo della malattia diabetica e vengono rintracciate
preferenzialmente in soggetti in età pediatrica.
Tuttavia nell’ambito della stessa famiglia è possibile
riscontrare la mutazione del gene MODY anche in
individui di età più elevate.
Il riscontro di iperglicemia in molti casi è fortuito
e può avvenire durante un check-up di routine
(scuola) o durante un esame fatto in seguito ad
una forte familiarità per diabete. E’ quindi
possibile che il diabete tipo MODY possa rimanere
clinicamente quiescente fino all’età adulta
e non essere mai scoperto. [2]
Infatti anche nell’adulto le circostanze
della diagnosi possono essere simili a quelle dei
bambini: esami di routine (servizio militare, lavoro,
gravidanza) o in seguito ad un analisi di laboratorio
svolta per un nuovo esordio di diabete in famiglia.
Questo andamento tuttavia è tipico di un
tipo di diabete MODY, mentre in altri casi l’iperglicemia
peggiorerà con l’età ed evolverà in
diabete.
Può infine capitare che pazienti identificati
come Diabete Tipo 2 siano in realtà soggetti
con diabete MODY: questo spesso accade per una
svista del medico curante che potrebbe non accorgersi
di un’eventuale elevata familiarità per
diabete, IGT o IFG con un’eredità autosomica
dominante. E quindi una più accurata analisi
della storia familiare e dell’andamento della
malattia da parte del medico così come la
conferma attraverso l’esame genetico sono
in grado di correggere una erronea classificazione.
In alcuni pazienti potrebbe esserci una rapida
progressione dei sintomi necessitando così un
trattamento con ipoglicemizzanti orali o insulina.
[2]
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Sono
attualmente classificate 6 forme di MODY causate
da mutazioni di geni situati su differenti
cromosomi che vengono espressi tutti nelle ß-cellule
[2] (MODY 1, MODY 2, MODY 3, MODY 4, MODY 5,
MODY 6) [1][2][5][6][7] anche se in realtà possono
essere presenti ancora altre forme di MODY
sconosciute e classificate come MODY X. Una
settima forma, piuttosto rara, attende conferma.
[1]
Questi geni sono espressi anche in altri tessuti
e un’anormalità nella funzione epatica
e renale potrebbe essere evidente in alcune forme
di MODY. [2]
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In
particolare il maggior numero di pazienti descritti
(tra il 75 e il 90%) appartengono alle classi
MODY 2 e MODY 3 che sono - dal punto di vista
clinico - notevolmente differenti tra loro.
[1][2][5][6][7] |
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Il
MODY 2, associato ad un difetto della glucochinasi, è il
più comune tra i difetti genetici MODY
quando l’individuo oggetto di studio è un
bambino o fanciullo. Si riscontra anche in
donne con un Diabete Gestazionale (GDM) [3][4][7].
Questo tipo di diabete è stato descritto
in persone di tutte le razze e gruppi etnici.
[5] In generale, pazienti affetti da MODY 2
non sono obesi ed hanno una leggera iperglicemia
a digiuno (110-140 mg/dl) e normale o ridotta
tolleranza al glucosio al carico orale. L’iperglicemia
può essere riscontrata fin dalla nascita.
I soggetti con mutazioni della glucochinasi/MODY
2 vengono controllati con la dieta e solo raramente
sono trattati con antidiabetici orali od insulina,
probabilmente in modo inappropriato per alcuni
di essi. [4]
In questa forma di MODY le complicanze sono molto
rare probabilmente perché il livello delle
iperglicemie non è mai così severo
da creare danni all’organismo. [4]
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Il
MODY 3 è associato ad una progressiva
diminuzione della secrezione insulinica, dovuta
alla deficienza del HNF-1a (Hepatocit Nuclear
Factor-1a)[13][14][16]. Le persone con mutazione
nel gene HNF-1a presentano un difetto nella
secrezione insulinica in risposta sia al glucosio
che all’arginina ed inoltre presentano
un danno nella secrezione del glucagone in
risposta all’arginina. Da queste affermazioni
si può dedurre che un deficit quantitativo
o di funzione di HNF-1a che deriva da mutazioni
in questo gene può interessare sia la
funzione delle alfa-cellule, che delle beta-cellule
pancreatiche.
In generale queste mutazioni del gene HNF-1a hanno
un’elevata penetranza e i soggetti mostrano
sintomi di diabete a partire dalla adolescenza,
anche se buona parte dei pazienti viene diagnosticata
dai 25 anni in su.[16] Questi casi possono rappresentare
sia esordi che diagnosi tardive, od entrambe le
cose. Alcuni pazienti in cui sia stata accertata
la presenza di una mutazione nel gene HNF-1a non
hanno evidenti alterazioni della glicemia a digiuno
e non manifestano diabete. Tra questi, molti sono
giovani e probabilmente manifesteranno il diabete
ad età più inoltrata o magari mai
(rari casi realmente non-penetranti).
Il fenotipo del MODY 3/HNF 1a è dunque differente
e più grave del fenotipo MODY 2, essendo
possibili l’esordio clinico in chetoacidosi,
la necessità di trattamento insulinico e
la comparsa di complicanze microvascolari. [14][17]
In molte popolazioni caucasiche (Europa e Stati
Uniti) [14] ed asiatiche (Giappone) [15] la mutazione
del gene HNF-1a, quando si ricercano i casi nella
popolazione adulta è la più comune
causa di MODY. [13] Come le persone affette da
MODY 2 con un difetto per la glucochinasi anche
chi ha un difetto per il gene HNF-1a può presentare
solo un leggero innalzamento della glicemia a digiuno,
ma tuttavia tali persone presentano una risposta
patologica dell’OGTT con valori glicemici
elevati alla 2°ora dopo carico. Questo di solito
non avviene negli affetti da MODY 2. [12]
Nei pazienti con mutazioni MODY 3 la glicemia tende
ad aumentare col tempo e si presenta spesso la
necessità, nella maggior parte dei casi,
di un trattamento con ipoglicemizzanti orali o
con insulina (il 30-40% dei MODY 3 ha bisogno di
insulina). I pazienti MODY 3 possono presentare
le complicanze del diabete: specialmente quelle
microvascolari alla retina e ai reni in relazione
con la durata e grado di compenso glicemico. [14]
Come è stato accennato, la diagnosi clinica
per MODY 3 in genere viene fatta durante o subito
dopo l’adolescenza (>20 anni) e la maggior
parte dei soggetti mostra poliuria e polidipsia.
Un’alta frequenza di sintomi osmotici all’esordio
potrebbe essere accentuata dal ridotto assorbimento
del glucosio a livello renale. Peraltro, pazienti
adolescenti o adulti possono avere soltanto un
minimo innalzamento della glicemia a digiuno ma
mostrare valori diabetici a due ore durante l’OGTT.
[14][16][17]
Accade spesso tra i medici curanti che alcuni pazienti
con MODY 3 possono essere erroneamente classificati
tra i pazienti con Diabete Tipo 1 perché necessitano
di trattamento insulinico e perché vengono
diagnosticati nell’adolescenza. Da questa
premessa si può quindi affermare che l’1-2%
dei pazienti diabetici non sia formalmente diagnosticato
come MODY 3 ma rimanga diagnosticato come Diabete
Tipo 1. [13][17]
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RISULTATI
DEI PIÙ IMPORTANTI STUDI PRECEDENTI
EFFETTUATI SULL’UOMO
In Italia esistono due importanti studi di ricerca
di screening genetico sul MODY.
Uno dei due studi è condotto dalla dott.ssa
Massa, presso i laboratori del Policlinico di
Tor Vergata, Roma in collaborazione con il dott.
Barbetti. [1] Tale studio afferma che la diagnosi
di MODY eseguita su bambini precedentemente screenati
per diabete tipo 1 risultati negativi per gli
aplotipi di suscettibilità, per autoanticorpi
anti-insula, e con diagnosi ricorrente di diabete
tra i familiari, è stata correttamente
fatta grazie ad un’analisi genetica dei
loci di interesse dei vari tipi di MODY. Si è notato
infatti che tra tutti i familiari analizzati
chi presentava un’iperglicemia aveva la
mutazione MODY. [1]
Il secondo studio di screening genetico in Italia è condotto
dalla dott.ssa Mantovani presso il policlinico
S. Orsola-Malpighi di Bologna. Tale studio afferma
che le nuove mutazioni individuate nei pazienti
analizzati determinano iperglicemia in tutti
i membri della famiglia portatori della mutazione[18].
Nel Regno Unito sono stati condotti diversi studi
tra cui uno afferma che l’identificazione
delle mutazioni dei geni per il MODY può aiutare
a predire la malattia diabetica e quindi migliorare
e adeguare un eventuale trattamento clinico [4]
mentre un altro studio afferma che di 212 pazienti
sospetti MODY il 34% ha presentato la mutazione.
Questo suggerisce che è necessario fare
lo screening genetico nelle famiglie dove si
ha una diagnosi incerta di diabete[5].
In ogni caso gli studi citati affermano che lo
screening genetico è un vantaggio per
i familiari non affetti o a rischio come forma
di prevenzione. [1][2][5][6][7][8][10][11][12][14]
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MOTIVAZIONE
DELLA RICERCA
Con il presente studio si propone un’analisi
dettagliata dei pazienti diabetici e delle loro
famiglie che presentano le caratteristiche generali
di MODY.
Tutti i familiari, e in particolare quelli che
presentano diabete (glicemia >125 mg/dl) saranno
studiati approfonditamente da un punto di vista
genetico (ma anche da immunologico e metabolico)
in modo da confermare la trasmissione ad eredità autosomica
dominante del gene della malattia MODY.
E’ importante esaminare da un punto di vista
genetico i pazienti che fenotipicamente presentano
le caratteristiche MODY per individuare un’eventuale
mutazione genetica che rappresenta il fattore determinante
della malattia diabetica.
Per tali motivi grazie ad una più dettagliata
analisi è possibile affermare che la malattia
diabetica è causata da una mutazione che
per sue caratteristiche (Eredità Autosomica
Dominante) potrebbe essere trasmessa alla progenie
nel 50 % dei casi quando un genitore eterozigote
sia in possesso della mutazione MODY.
Uno studio di tale rilievo non è mai stato
condotto in Sardegna, e pertanto potrebbe risultare
interessante esaminare il comportamento della popolazione
sarda per quanto riguarda la presenza di mutazioni
MODY, sappiamo infatti che per caratteristiche
interne (effetto fondatore, ecc...) la popolazione
sarda presenta un assetto genetico differente dal
resto delle altre popolazioni.
La diagnosi di MODY permette inoltre una migliore
scelta terapeutica per il paziente.
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OBIETTIVI
DELLA RICERCA |
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Primari |
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· Determinare
il genotipo del paziente e dei suoi familiari
per i vari tipi di MODY (Maturity Onset Diabetes
of the Young). |
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· Adeguare
la terapia prescritta al paziente secondo una
diagnosi certa di MODY |
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· Studio
epidemiologico sui dati ricavati dai pazienti
seguiti dalla Struttura Complessa |
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Secondari |
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· Caratterizzazione
fenotipica dei probandi diabetici: età di
insorgenza, necessità di insulina o
ipoglicemizzanti orali o regime dietetico,
assenza di autoimmunità o altre patologie
autoimmuni concomitanti; |
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· Raccolta
della storia familiare di primo e secondo grado
di diabete (eredità autosomica dominante); |
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· Raccolta
del materiale genetico dei probandi, dei familiari
di primo grado per l’analisi dei loci
genetici di interesse conosciuti riguardanti
il MODY, e indagine per nuovi loci di interesse; |
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· Riclassificazione
dei probandi e dei familiari alla luce delle
acquisizioni di tipo clinico-anamnestico, laboratoristico,
genetico e immunologico; costruzione del pedigree; |
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METODOLOGIE
UTILIZZATE |
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Invasive: |
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· Prelievo
di sangue intero al momento del reclutamento
per la genetica |
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· Eventuale
dosaggio autoanticorpale in chi non lo abbia
effettuato nei normali controlli di routine |
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Non
Invasive: |
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· Visita
e consulenza diabetologica |
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· Compilazione
pedrigree |
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CRITERI
DI INCLUSIONE |
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1) Diabete (>126 mg/dl) o IFG (> 100 mg/dl)
o IGT (> 199 mg/dl alla 2h) con glicemie
elevate in almeno due misurazioni 2) Diabete diagnosticato al di sotto dei 40 anni
di età
3) Almeno un parente di primo grado (fratello,
padre, madre, figlio) con diabete o una qualsiasi
alterazione della glicemia rilevata ad un’età inferiore
ai 40 anni (assetto autosomico dominante) o con
Diabete Mellito Gestazionale (GDM)
4) Se in terapia insulinica, dose insulinica giornaliera
non superiore a 0.5U/Kg di peso corporeo
5) Assenza di autoanticorpi (ICA, GADA, IA-2, IAA)
soprattutto alla diagnosi.
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SOTTOSTUDIO:
I dati sensibili e il materiale biologico verranno
utilizzati esclusivamente dopo aver raccolto
un consenso informato da parte dei partecipanti.
Essi verranno utilizzati esclusivamente per
gli scopi dello studio in oggetto. Qualora
ne facesse richiesta, sarà possibile
ottenere la distruzione dei dati e dei campioni
biologici relativi al soggetto che abbandona
lo studio. Il materiale genetico verrà conservato
in freezer a –20°C anche per possibili
future indagini agli scopi dello studio (studio
di altri loci di interesse del “MODY
X”). Qualsiasi ulteriore analisi dovrà essere
vagliata e approvata dai responsabili del
progetto e dal comitato etico della struttura
di appartenenza e dovrà ricevere il
libero consenso del soggetto secondo le norme
vigenti.
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PROTOCOLLO
OPERATIVO:
Lo studio interesserà i pazienti diabetici
afferenti alla S.C. di Diabetologia, Dipartimento
Internistico, dell’Azienda Ospedaliera Brotzu
di Cagliari e le loro famiglie, nel caso in cui
diano il loro consenso di partecipazione al progetto.
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PERSONALE
E MEZZI:
Lo studio verrà condotto con la collaborazione
di tutto personale della S.C. di Diabetologia.
Sarà inoltre necessaria la presenza di un
biologo borsista che si dedichi esclusivamente
al progetto.
La raccolta dei dati e l’archiviazione degli
stessi avverrà nei locali alla S.C. di Diabetologia
dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, nel più completo
rispetto della vigente legislazione per la tutela
della privacy.
Lo screening genetico avverrà nei locali
del laboratorio alla S.C. di Diabetologia dell’Azienda
Ospedaliera Brotzu in collaborazione con il Laboratorio
Centrale di Analisi dell’Azienda Ospedaliera
Brotzu di Cagliari.
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PRIMA
FASE – RICERCA POTENZIALI FAMIGLIE MODY
E QUANTIFICAZIONE : |
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La
selezione delle famiglie MODY verrà fatta
tramite la consultazione manuale dell’archivio
delle cartelle cliniche presenti nella Struttura
Complessa di Diabetologia.
In primo luogo verrà fatta la selezione
per familiarità per diabete nei parenti
di primo grado dei diabetici che hanno esordito
ad un età inferiore ai 45-50 anni. Tra questi
selezionati verranno ulteriormente scelti tutti
quelli che non presentano autoanticorpi anti-insula,
lì dove l’esame è stato già fatto
in precedenza, mentre verrà successivamente
effettuato nei pazienti che non hanno ancora fatto
l’esame. In seguito verranno valutati come
idonei quelli che effettuano un trattamento con
dieta, ipoglicemizzanti orali o con dosi di insulina
giornaliere non superiori alle 0.5U/Kg di peso
corporeo.
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SECONDA
FASE – CONTATTO CON LE FAMIGLIE E PRELIEVO
DEL SANGUE INTERO: |
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La
raccolta dei campioni di sangue e dell’anamnesi
familiare verrà effettuata, nei limiti
del possibile, in associazione con i normali
controlli di routine a cui si sottopongono
i pazienti diabetici, creando il minor disagio
possibile. La famiglia verrà contattata
telefonicamente o direttamente in occasione
di visite ambulatoriali durante le quali verranno
date le informazioni necessarie sulle finalità e
modalità del progetto di studio.
I dati raccolti saranno: nome, cognome, sesso,
età, data di nascita, presenza di diabete
e/o altre patologie, data della diagnosi, presenza
di autoimmunità, familiarità per
diabete, terapia praticata. Dall’anamnesi
familiare verrà steso un pedigree esteso
in base ad aspetti clinici, immunologici e genetici.
La raccolta dei dati avverrà su moduli standard
e poi riportata su moduli informatici e cartacei
di archiviazione. Nel contempo verrà data
informazione dettagliata ai pazienti e ai famigliari
in merito allo studio e verrà chiesto loro
di firmare un consenso al prelievo e al trattamento
dei dati personali (secondo le vigenti norme di
Legge). Tutti i dati registrati in occasione di
queste visite verranno riportati su una scheda
cartacea. Tale scheda rimarrà presso la
Struttura Complessa di Diabetologia. I dati verranno
successivamente inseriti in un database informatico.
Il database è protetto da un sistema di
password e la sua sicurezza è già stata
valutata in studi analoghi a questo.
I campioni ematici degli stessi soggetti verranno
custoditi presso la Struttura Complessa di Diabetologia
dell’Azienda Ospedaliera Brotzu sotto la
responsabilità del primario Dr Marco Songini.
I risultati di queste analisi verranno raccolti
presso la S. C. di Diabetologia (Ospedale Brotzu-Cagliari).
Tutti i dati e i campioni raccolti verranno utilizzati
esclusivamente per gli scopi previsti dallo studio.
Il campionamento del soggetto e dei familiari consenzienti
avverrà in due provette in EDTA. Il DNA
estratto verrà successivamente suddiviso
in due aliquote che verranno utilizzate esclusivamente
per l’analisi genetica del MODY.
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TERZA
FASE – DALL’ESTRAZIONE DEL DNA ALLA SEQUENZA DELLA MUTAZIONE: |
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I
campioni del probando e dei familiari saranno
sottoposti all’estrazione del DNA e saranno
successivamente analizzati tutti i loci di
suscettibilità per il MODY. Successivamente
verranno sequenziati tutti gli esoni del gene
preso in considerazione. Nel caso in cui la
mutazione non risulti nel primo gene sequenziato
verranno analizzati tutti i geni che determinano
la malattia MODY.
In particolare verranno analizzati i seguenti geni:
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------------MODY
1: HNF-4a (Hepatocite Nuclear Factor 4a)
------------MODY 2: GKC (Glucokinase)
------------MODY 3: HNF-1a (Hepatocite Nuclear Factor 1a)
------------MODY 4: IPF-1 (Insulin Promoter Factor – 1)
------------MODY 5: HNF-1b (Hepatocite Nuclear Factor 1b)
------------MODY 6: NeuroD1 o BETA2
------------MODY X: Gene sconosciuto
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In
futuro, nel caso in cui dovessero essere individuati
nuovi geni che determinano il MODY, verranno
analizzati anche tali geni, ad ora sconosciuti,
i cosidetti “MODY X”. Tali “MODY
X”. rappresentano il 20% di tutti i pazienti
totali affetti da MODY. |
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QUARTA
FASE – ANALISI STATISTICA DEI DATI: |
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In
una casistica di pazienti afferenti alla S.C
di Diabetologia solo l’1-2% dei pazienti
totali risulterà dallo screening genetico
affetto da MODY. Partendo da uno screening
random di 762 famiglie della S.C. di Diabetologia
su un totale di 12563 pazienti afferenti alla
S.C di Diabetologia si è potuto osservare
che per familiarità e età di
insorgenza della malattia diabetica (<50
anni) il 7,35% (56 pazienti) può essere
considerato presunto MODY in quanto presentava
le caratteristiche richieste. Tali soggetti
possono essere considerati a tutti gli effetti
idonei per l’inclusione nel progetto
di studio.
Dalla popolazione totale di 12563 pazienti verranno
esaminati circa 925 pazienti.
I dati emersi dallo studio verranno raccolti e
archiviati su supporto cartaceo e informatizzato.
Verranno calcolate le prevalenze delle mutazioni
nei diversi geni e le prevalenze delle singole
mutazioni, in modo da rendere confrontabili tali
risultati agli studi esistenti e meglio caratterizzare
la popolazione sarda.
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ASPETTI
ETICI:
La partecipazione al progetto sarà assolutamente
volontaria e per tale motivo, al momento dell’arruolamento
nello studio, verrà richiesta ai partecipanti
la firma di un consenso scritto al prelievo di
sangue e al trattamento dei dati personali. Nel
caso di raccolta di dati di prelievo di minorenni
il consenso verrà sottoscritto da chi esercita
la potestà sul minore.
La partecipazione non implicherà modifiche
nella qualità e nell’assistenza sanitaria
prestata ai pazienti della struttura diabetologica,
né interferirà con essa.
Si cercherà inoltre di arrecare il minor
disagio possibile, facendo coincidere i prelievi
per lo studio con le visite che routinariamente
i pazienti eseguono presso la struttura diabetologica.
Il trattamento dei campioni avverrà in modo
anonimo previa attribuzione di un codice alfanumerico
di identificazione per ciascun individuo. Precauzioni
verranno prese per la archiviazione e la custodia
di tutti i dati raccolti affinché venga
tutelata la privacy dei singoli partecipanti, secondo
le vigenti norme di Legge.
L’accesso ai dati sarà consentito
esclusivamente ai responsabili del progetto esclusivamente
per le finalità dello studio stesso:
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BIBLIOGRAFIA |
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