LEVA MILITARE
   
 
Sebbene i meccanismi eziopatogenetici alla base dell’aggressione autoimmune diretta contro le beta cellule, che culminano con l’esordio clinico del diabete di tipo 1, rimangano ancora oscuri, è comunque accettato il concetto che essi dipendano da un’interazione tra uno o più fattori ambientali (ancora ampiamente sconosciuti) e un substrato genetico di suscettibilità. La possibilità di identificare questi fattori ambientali dipende esclusivamente da un’accurata identificazione degli individui a rischio di sviluppare la malattia, vale a dire dall’applicazione su larga scala di strategie di predizione. Una corretta e precoce identificazione degli individui a rischio è in grado di caratterizzare nel dettaglio i fenomeni ambientali (alimentazione, infezioni, vaccinazioni, esposizione ad inquinanti, etc.) che possono giocare un ruolo rilevante nell’inizio del danno e nella sua progressione verso la malattia conclamata e, quindi, di permettere lo sviluppo di potenziali strategie preventive.
Già da diversi anni, proprio per la particolare incidenza della malattia, sono stati iniziati in Sardegna alcuni progetti di ricerca che hanno come obiettivo lo studio della storia naturale del diabete di tipo 1 e l’identificazione dei fattori ambientali coinvolti nella patogenesi della malattia. La possibilità offerta da questo studio di integrare le informazioni ottenute nell’ambito della popolazione sarda, che rappresenta un isolato genetico nell’ambito della popolazione Caucasica, e di confrontarle con altri studi condotti nell’ambito della popolazione dell’Italia continentale, dove l’incidenza della malattia è mediamente 4 volte inferiore rispetto a quella che si registra in Sardegna, offre senza dubbio lo spunto per analizzare in dettaglio la reciproca interazione tra i fattori ambientali e la predisposizione genetica nell’eziopatogenesi della malattia.