PROGETTO DIABFIN
PREDIZIONE GENETICA ED IMMUNOLOGICA
DEL DIABETE TIPO 1
NELLA POPOLAZIONE GENERALE IN SARDEGNA
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PROGRAMMA
DI RICERCA FINALIZZATA 2000
MINISTERO DELLA SANITA'
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II
diabete mellito insulino dipendente o tipo
1 (DM tipo 1) è una patologia endocrina
autoimmune ed è una delle malattie croniche
più frequenti nell'infanzia e nell'adolescenza.
I risultati degli studi effettuati negli ultimi
20 anni hanno chiaramente indicato che il DM
tipo 1 è una malattia che si manifesta
in soggetti geneticamente predisposti su cui
agisce un fattore etiologico ambientale. Tale
malattia si manifesta a causa della distruzione
specifica e selettiva da parte del sistema
immunitario delle cellule insulari pancreatiche
producenti insulina, distruzione che lascia
intatte le altre cellule delle isole del Langerhans.
Il processo autoimmune si manifesta in individui
geneticamente suscettibili e ha una durata
variabile, da pochi mesi a molti anni, con
un lungo periodo di latenza preclinico caratterizzato
dalla presenza nel sangue periferico di autoanticorpi
contro la beta cellula pancreatica.
Studi genetici, epidemiologici e immunologici hanno permesso di dividere la storia
naturale del diabete di tipo 1 in varie fasi, a cominciare dalla suscettibilità genetica
per terminare con l'esordio clinico della malattia con iperglicemia, glicosuria,
insulino-dipendenza e tutte le altre anomalie metaboliche conseguenti al deficit
insulinico.
Nel corso dei passati dieci anni, sono stati creati registri regionali dei nuovi
casi di malattia ed identificato un certo numero di parenti di primo grado (fratelli
e sorelle) considerati a rischio della stessa in quanto geneticamente predisposti
e per la presenza di markers immunologici (autoanticorpi anti beta cellule).
Grazie alla disponibilità dei markers immunologici è oggi possibile
predire anche nella popolazione generale, tra coloro che sono geneticamente suscettibili,
quei soggetti che svilupperanno il DM di tipo 1, in quanto è già iniziata
l’aggressione autoimmune contro le beta-cellule, e mettere in opera quindi
misure preventive.
Dal punto di vista patogenetico, i numerosi studi finora condotti hanno dimostrato
che gli autoanticorpi non partecipano direttamente alla distruzione delle isole
pancreatiche né nel diabete umano né nei modelli animali quali
topo NOD e ratto BB, infatti la distruzione betacellulare è operata da
linfociti T-citotossici. Tuttavia lo studio della risposta autoanticorpale nel
diabete di tipo 1 ha contribuito in maniera fondamentale all'avanzamento delle
conoscenze sull'origine, la predizione e la storia naturale di questa malattia.
Sotto il profilo epidemiologico i dati sinora raccolti indicano che l’incidenza
del diabete tipo 1 in Sardegna (36.8/100.000/anno al di sotto dei 15 anni) non
solo è decisamente più alta rispetto a quella registrata in altre
regioni italiane (7-10/100.000/anno nella stessa fascia d’età) ma è oggi
tra le più alte registrate a livello mondiale. Sebbene sia stata evidenziata
una certa variabilità della distribuzione della malattia all’interno
dell’isola, essa rimane comunque significativamente più alta rispetto
alle altre regioni italiane.
Questi dati sono piuttosto allarmanti e, nonostante sia stata documentata una
maggiore frequenza degli aplotipi HLA di suscettibilità genetica per lo
sviluppo del diabete tipo 1, non sono stati individuati al momento fattori ambientali
responsabili dell’inizio della aggressione autimmune contro le betacellule
pancreatiche.
In Sardegna è stata segnalata anche una delle più alte prevalenze
di malattia celiaca subclinica (10.4/1000 bambini in età scolare). Appare
chiaramente evidente che la conduzione di uno screening genetico/immunologico
in Sardegna offre le migliori garanzie per continuare non solo lo studio della
storia naturale della fase preclinica del diabete tipo 1 ma anche per stabilire
la presenza di un’eventuale relazione patogenetica tra la malattia celiaca
e il diabete tipo 1. |
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Il
marker genetico
I dati emersi da studi di popolazione e familiari e anche condotti nel topo NOD
e nel ratto BB hanno dimostrato che il DM di tipo 1 ha una base patogenetica
poligenica, con il coinvolgimento di numerosi geni situati sia nell'ambito sia
al di fuori del sistema maggiore di istocompatibilità (MHC). Al momento
sono stati identificati aplotipi HLA (particolarmente nella regione DR e DQ),
i quali conferiscono una suscettibilità alla malattia particolarmente
elevata (per questo chiamati IDDM1). Inoltre, studi di predizione condotti su
parenti di 1° grado di soggetti con diabete di tipo 1 hanno dimostrato l'esistenza
di alcuni alleli, quali ad esempio il DQB1*0602, che determinano invece una resistenza
alla comparsa della malattia stessa. Più di recente sono stati identificati
altri geni di suscettibilità al DM di tipo 1 quali la regione variabile
del gene per l'insulina (denominato IDDM2) ed il CTLA-4 (denominato IDDM12),
quest'ultimo particolarmente importante nella popolazione continentale italiana.
Tuttavia, nonostante i progressi cui si è di recente pervenuti nell'identificazione
di tali geni, il marker genetico non può essere utilizzato da solo in
quanto possiede un valore predittivo non molto elevato per essere di utilità clinica.
Inoltre la presenza in particolare di alcuni alleli dell'IDDM1 conferisce un
rischio non indifferente anche per altre endocrinopatie autoimmuni tra cui in
particolare quelle a carico della tiroide, del surrene e delle paratiroidi e
la celiachia, da sole o associate (sindrome poliendocrina autoimmune). |
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Il
marker immunologico
Autoanticorpi anti-isola pancreatica
(ICA). Al momento, almeno tre diverse
molecole sono state dimostrate quali antigeni
bersaglio degli ICA: la GAD, la tirosina-fosfatasi
insulare IA-2 e il ganglioside GM2-1.
Autoanticorpi anti-insulina (IAA). L'insulina è stata
la prima molecola autoantigenica a essere identificata
nel 1983 ben 9 anni dopo la scoperta degli ICA.
Gli IAA vengono dosati mediante una metodica radioimmunologica
competitiva in fase fluida.
Autoanticorpi anti-glutammico decarbossilasi
(GAD). Autoanticorpi anti-GAD65 ed anti-GAD67
sono stati riportati in sieri di soggetti sia prima
sia al momento della diagnosi di diabete. Tuttavia
studi biochimici hanno chiaramente dimostrato che
la GAD65 rappresenta l'isoforma immunodominante.
Autoanticorpi anti-tirosina fosfatasi insulare
(IA-2). Studi biochimici più approfonditi
hanno infine dimostrato che sia l'ICA512 sia le
proteine di 37kD e di 40kD costituivano parte di
due diverse isoforme di una tirosina fosfatasi
insulare definite IA-2 e IA-2b. Autoanticorpi diretti
contro entrambe queste isoforme sono altamente
predittivi di una futura comparsa della malattia
in parenti di 1° grado di soggetti con diabete
di tipo 1.
Autoanticorpi anti-transglutaminasi tissutale.
L’enzima transglutaminasi tissutale rappresenta
l’autoantigene riconosciuto dagli anticorpi
anti-endomisio nella malattia celiaca. La sua identificazione
ha permesso di mettere a punto alcune metodiche
di tipo radioimmunologico e immunoenzimatico che
rilevano gli autoanticorpi diretti specificamente
contro questo autoantigene. La determinazione di
questi autoanticorpi rappresenta oggi la più valida
ed economica alternativa, rispetto alle più indaginose
determinazioni dei classici anticorpi anti-endomisio
con immunofluorescenza indiretta, per eseguire
uno screening di popolazione la malattia celiaca. |
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Obiettivo
dello studio
Consiste nell'individuare
- attraverso uno screening genetico prima,
immunologico e metabolico poi – i
soggetti a rischio per DM tipo 1 ed per
altre patologie endocrine autoimmuni
nella popolazione generale, al fine di
poter eseguire in futuro un programma
di prevenzione primaria di tali condizioni
morbose.
Tale screening verrà condotto in Sardegna in una coorte di 2500 neonati,
reclutati in 4 servizi di neonatologia. I dati genetici ed immunologici raccolti
capillarmente nella popolazione sarda daranno la possibilità di identificare
nuove ed efficaci strategie predittive da estendere a tutta la popolazione
generale italiana ed offriranno il supporto per la ricerca dei fattori ambientali
coinvolti nell’isola nei meccanismi patogenetici dell’autoimmunità.
Più dettagliatamente lo studio si propone di:
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Metodologia |
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Screening
per i markers genetici di suscettibilità al
DM tipo 1 da eseguirsi alla nascita in
2.500 neonati sardi, prevedendo l’identificazione
di circa 50 soggetti (2%) geneticamente
a rischio elevato, 400 soggetti (18%)
a rischio moderato e 2050 (80%) a basso
rischio per DM tipo 1. Inoltre un terzo
dei soggetti esaminati risulterà a
rischio anche per celiachia.
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Verranno
effettuati prelievi di sangue dal cordone
ombelicale al momento del parto. Sul
DNA estratto dal sangue cordale verrà eseguita
la tipizzazione degli alleli HLA di suscettibilità al
DM tipo 1. Con tale metodologia verrà identificato
il 20-25 % della popolazione a rischio
per DM di tipo 1 (identificata per la
presenza di aplotipi HLA di alto e moderato
rischio per T1D). La restante quota,
a basso rischio, non sarà più seguita
in quanto la sua possibilità di
sviluppare la malattia è mediamente
piuttosto bassa. Si stima che nell'ambito
della popolazione ad alto rischio, il
5% contrarrà il DM tipo 1 entro
15 anni di età, mentre in quella
a rischio moderato solo lo 0.8% svilupperà la
malattia.
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Nel
gruppo dei bambini a rischio sia genetico
che immunologico verranno inoltre eseguiti
tests metabolici-funzionali della beta
cellula (test al glucagone) al fine di
svelare l'esistenza di una iniziale alterazione
secretiva. In tal modo sarà possibile
instaurare protocolli di terapia preventiva
che includono l'induzione della tolleranza
immunologica e l'impiego di sostanze
in grado di prevenire il danno pancreatico,
come la nicotinamide o l'insulina stessa.
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Uno
studio analogo con lo stesso disegno sperimentale
e le medesime finalità è già operativo
in Italia continentale nelle regioni Lazio,
Lombardia e Liguria da un anno ed inizia
a fornire i primi dati di fattibilità da
un punto di vista organizzativo e gestionale
accanto ad interessanti risultati di carattere
scientifico. |
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Dimensione
campionaria
La dimensione campionaria dei neonati sardi su cui condurre lo screening genetico
(2500) è stata calcolata sulla base del tasso di nascita presente presso
le unità che partecipano allo studio (circa 1000 neonati/anno/centro)
e sulla precedente esperienza fatta in 3 province dell’Italia continentale
(Genova, Milano, Roma) in cui il tasso di arruolamento è stato del 65-70%
rispetto al numero complessivo di nascite. Questi dati consentono di stimare
il completamento dell’arruolamento dei neonati in Sardegna entro i primi
12 mesi dall’avvio del progetto.
La dimensione del campione di studio garantisce la numerosità sufficiente
per verificare eventuali differenze nella distribuzione delle classi rischio
genetico tra le province sarde e permetterà di quantificare le differenze
nella distribuzione del rischio genetico presente in Sardegna rispetto a quello
presente nelle 3 province dell’Italia continentale precedentemente studiate. |
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Metodologia
statistica Diabfin
Il test del Chi-Quadrato il Fisher exact test, quando richiesto, verranno utilizzati
per testare le differenze delle frequenze nell’ambito di diversi gruppi.
Il test T e l’analisi di varianza verranno impiegate per il confronto delle
variabili quantitative tra i diversi gruppi. L’analisi non parametrica
di Mann-Whitney e di Kruskall-Wallis verrà impiegata per il confronto
delle variabili quantitative distribuite asimmetricamente rispetto alla curva
di normalità.
L’influenza del tipo di rischio genetico e di altre variabili (anagrafiche,
ambientali, cliniche) sul timing di comparsa degli autoanticorpi (sia all’interno
dei bambini sardi che in quelli dell’Italia continentale) verranno valutati
mediante l’analisi di Kaplan-Meyer e la Regressione di Cox. |
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Il
progetto avrà la durata complessiva
di 2 anni. L'implementazione degli studi clinici
di prevenzione della malattia potrà avere
inizio alla fine del secondo anno una volta
identificato un numero sufficiente di individui.
Esso è finanziato dal Ministero della Sanità. |
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FASI
DEL PROGETTO DI RICERCA |
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Fase
di arruolamento
Tutte le madri verranno invitate a partecipare al progetto nel momento in cui
si ricoverano per il parto. Verrà raccolto un consenso informato e, successivamente,
verrà compilato uno specifico questionario anamenestico. Al momento del
parto verranno raccolte dal cordone ombelicale un’aliquota di 4 ml di sangue
intero in EDTA e un’aliquota di siero 2 ml che verranno immediatamente
stoccate a –20°C. Al momento della dimissione della madre e del figlio,
sarà loro consegnata una lettera informativa per il Pediatra Curante del
bambino per informarlo del progetto in atto. Tutti i campioni di sangue intero
in EDTA verranno spediti a scadenza trimestrale al centro di tipizzazione genetica.
L’arruolamento verrà condotto nei 4 servizi di neonatologia/ostetricia
che hanno accettato di partecipare al progetto
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Studio
del marker genetico.
Il DNA estratto dal sangue verrà impiegato inizialmente per la tipizzazione
HLA utilizzando 21 'probes' in grado di identificare alleli ritenuti a rischio
per DM tipo 1 e malattia celiaca. Si stima che il 25-30% dei soggetti esaminati
avrà un rischio moderato o elevato per una di queste patologie.
I campioni verranno conservati a -20°C fino al momento della tipizzazione
genetica.
La tipizzazione genetica verrà effettuata nel laboratorio del CNR di Alghero – prof.
M. Pirastu |
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Fase
di Follow up |
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Studio
dei markers immunologici.
Tutti i bambini che risulteranno a rischio genetico aumentato verranno richiamati
all’età di un anno per la valutazione della comparsa dei marcatori
autoanticorpali di rischio per diabete tipo 1 e malattia celiaca. La comunicazione
del rischio verrà fatta ai genitori sia telefonicamente che per lettera.
In tale occasione i genitori verranno invitati a presentarsi presso il Centro
di arruolamento con il loro bambino. Essi verranno invitati a continuare la partecipazione
allo studio acconsentendo al prelievo di un campione di sangue del bambino per
il dosaggio dei marcatori autoanticorpali e alla raccolta di un’accurata
anamnesi specifica relativa al primo anno di vita. Tutti i campioni raccolti
verranno analizzati dall’unità centrale preposta entro 3 mesi dal
prelievo.
I campioni verranno conservati in freezer a –20°C fino al momento dell’analisi.
La determinazione degli autoanticorpi anti insula pancreatica verrà effettuata
presso il laboratorio dell’Ospedale S. Raffaele di Milano – Prof.
Bosi dotato di notevole esperienza nel campo e inserito nei recenti workshop
sugli autoanticorpi anti insula pancreatica.
Studio del marker metabolico.
I bambini positivi per almeno un anticorpo verranno sottoposti ad un secondo
prelievo per confermare tale positività. Se ciò verrà confermato
si inviteranno a partecipare allo studio metabolico della secrezione insulinica
(test al glucagone con dosaggio di insulina, del C-peptide e della glicemia nei
campioni di plasma ottenuti) o se positivi per Ab anti transglutaminasi alla
biopsia della mucosa digiunale per eventuale diagnosi di malattia celiaca.
Questi esami verranno effettuati negli stessi ospedali in cui si svolge lo screening |
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RACCOLTA E CONSERVAZIONE
DEL MATERIALE RACCOLTO |
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I
dati raccolti da ogni neonato durante l’indagine
(anamnestici, clinici, immunologici, genetici)
verranno utilizzati esclusivamente per gli
scopi della ricerca proposta. La raccolta e
la archiviazione dei dati personali e del materiale
genetico avverrà nel rispetto delle
vigenti leggi sulla tutela della privacy. I
dati sensibili saranno archiviati e custoditi
presso le unità di screening e presso
il centro di coordinamento sardo: Unità Operativa
di Diabetologia – Azienda Ospedaliera
Brotzu. I dati saranno archiviati in forma
cartacea ed informatizzati in un apposito database.
Tutte le informazioni e i campioni ematici
dei soggetti inseriti nello studio saranno
trattati in modo del tutto anonimo dai laboratori
e al momento della elaborazione per la valutazione
dei risultati. Ad ogni neonato verrà attribuito
un codice identificativo personale, che codificherà il
centro di nascita e il numero progressivo di
arruolamento. I dati verranno mensilmente aggiornati
e verificati per assicurane l’accuratezza
e l’attendibilità. L’integrazione
dei dati raccolti e la loro gestione è affidata
ai centri di coordinamento regionale (Ospedale
San Michele) e nazionale (Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù) del progetto. |
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La
fase di arruolamento sarà completata
nel primo anno mentre la fase di follow up
verrà portata a termine nel periodo
previsto di due anni, tenendo conto che le
indagini immunologiche inizieranno nei soggetti
geneticamente predisposti appena identificati
come tali e già nel corso del primo
anno del progetto. |
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PRODOTTO FINALE DEL PROGETTO |
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II
prodotto finale di questo progetto consiste
nell'identificazione di bambini ad elevato
rischio di sviluppare il DM tipo 1 e di
altre patologie endocrine autoimmuni ad
esso associate. Sarà possibile identificare,
per la prima volta nella popolazione generale
sarda, i bambini con marcatori di rischio
sia genetico che immunologico per DM tipo
1 e per altre malattie a patogenesi autoimmune.
Ciò permetterà di monitorare
nel tempo tali individui, attraverso l’esecuzione
di tests sia immunologici che metabolici,
che ci consentirà di intervenire
tempestivamente con terapia appropriata
ancora prima della comparsa del quadro
clinico conclamato. Ciò potrà essere
realizzato facilmente nel caso della malattia
celiaca, mentre per quanto riguarda il
DM tipo 1 gli approcci sono ancora in fase
di sperimentazione.
Visti i costi che queste condizioni morbose comportano una volta che si sono
instaurate, la prevenzione del DM tipo 1 e di altre patologie autoimmuni endocrine
ad esso associate potrebbe determinare un risparmio stimabile in 5 miliardi,
qualora la prevenzione ottenuta si limitasse anche solo a 10 soggetti, con un
evidente beneficio sui costi, peraltro già elevati, del SSN. |
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Coordinamento
in Sardegna:
· U.O. di Diabetologia – Azienda
Ospedaliera Brotzu – Cagliar |
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Dr
Marco Songini
Dr.ssa Roberta Pisano |
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Unità di
screening:
· Neonatologia
e Ostetricia Ospedale Brotzu – Cagliari |
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Dr.ssa
Luciana Pibiri – Dr Paolo Masile
Dr Raffaele Puddu – Dr.ssa Esmeralda Loi
Dr.ssa Roberta Pisano |
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· Pediatria
Ospedale S. Martino - Oristano |
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Dr
Giovanni Zanda, Dr.ssa M. Grazia Serra |
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· Neonatologia
Clinica Universitaria Macciotta – Cagliari |
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Prof
Adriano Corrias, Dr.ssa Francesca Pinna |
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· Pediatria
Ospedale S. Francesco – Nuoro |
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Dr.ssa
Anna Franca Milia, Dr.ssa Rossanella De Guio |
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