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STUDI ECOLOGICI E AMBIENTALISTICI
   
E’ ormai assodato che l’eziopatogenesi delle patologie autoimmuni organo-specifiche dipende dall’interazione tra uno o più fattori ambientali e la presenza di un substrato genetico di suscettibilità. Nonostante si conoscano in dettaglio i geni che contribuiscono a determinare la condizione di rischio innata, i fattori ambientali scatenanti rimangono ancora oggi sconosciuti, impedendo quindi l’applicazione di efficaci misure preventive. L’urgenza di una loro rapida identificazione deriva anche dal fatto che l’incidenza di alcune di queste patologie, come il diabete tipo 1 (DT1) è in continuo aumento a livello mondiale, soprattutto nei Paesi occidentali e in quelli in via di sviluppo. Per contribuire all’identificazione dei fattori ambientali implicati nella distruzione delle cellule produttrici di insulina, sono stati condotte diverse indagini anche in Sardegna che, come è noto, presenta una delle incidenze più elevate a livello mondiale della malattia. Per ciò che concerne l’impatto stagionale, anche in Sardegna è stata confermata l’osservazione che il DT1 tende ad esordire soprattutto nei mesi più freddi dell’anno, con un picco nel periodo autunno-inverno, rispetto alle stagioni più calde. Se questa variazione sia legata a un semplice fenomeno termico oppure a una maggior rischio di contrarre alcune epidemie infettive, tipiche delle stagioni più fredde, rimane ancora un mistero.
In considerazione del fatto che la frequenza del DT1 non è uniformemente distribuita sul territorio regionale sardo, ma che è possibile riconoscere alcune aree in cui la malattia e certamente più frequente (ad esempio l’area dell’oristanese e del cagliaritano), sono quindi state studiate alcune variabili ambientali ed ecologiche in relazione al livello di incidenza della malattia. Sulla base delle segnalazione di alcuni studi condotti in Europa, che avevano evidenziato una maggiore incidenza del DT1 nelle regioni più fredde, più piovose e con un livello di nitrati/nitriti nelle acque potabili più elevato, sono state studiate anche in Sardegna queste variabili. I dati raccolti non hanno però confermato le evidenze europee precedentemente segnalate. Infatti, l’area del sassarese, che registra la più bassa incidenza di DT1 nell’Isola, è risultata essere l’area con la temperatura media annuale più fredda, con il maggiore tasso di piovosità e, inaspettatamente, anche con la più alta concentrazione di nitriti/nitrati nelle acque potabili. In aggiunta a queste variabili puramente ambientali, la variabilità intraregionale del DT1 in Sardegna è stata messa in relazione anche alla distribuzione di alcune malattie tipicamente diffuse tra la popolazione sarda, tra le quali possiamo ricordare la pregressa malaria, la talassemia e la deficienza di G-6-P (fauvismo). In presupposto di questa analisi si basava sull’assunto che queste malattie avessero in qualche modo esercitato una pressione selettiva genetica all’interno della popolazione sarda. I risultati di questa indagine hanno tuttavia escluso in modo inequivocabile il ruolo di queste patologie come elementi principali della variabilità intraregionale della frequenza del DT1. L’ultimo fattore ambientale che è stato più recentemente preso in considerazione come potenziale fattore di rischio per lo sviluppo della malattia è stato il tipo di alimentazione lattea durante i primi mesi di vita. In effetti, alcuni studi condotti nella popolazione scandinava che, al pari della popolazione sarda, presenta tassi di incidenza di DT1 tra i più elevati a livello mondiale, dimostravano non solo il ruolo protettivo dell’allattamento materno ma anche la potenziale pericolosità di una precoce assunzione nella dieta del latte vaccino. Per verificare anche questa ipotesi, è stata condotta un’indagine, limitata nell’area del sassarese, in cui è stato retrospettivamente valutato il tipo di alimentazione lattea in bambini che hanno sviluppato la malattia e in una popolazione di controllo di pari sesso ed età. Anche in questo caso, purtroppo, non è stato possibile rilevare alcuna differenza tra i due gruppi, escludendo di fatto, almeno per quanto riguarda la popolazione sarda, il ruolo del tipo di alimentazione lattea nei primi mesi di vita come elemento determinante sul rischio di sviluppare il DT1.

 

 

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