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SCHOOLCHILDREN
   
 Sebbene i meccanismi eziopatogenetici alla base dell’aggressione autoimmune diretta contro le beta cellule, che culminano con l’esordio clinico del diabete di tipo 1, rimangano ancora oscuri, è comunque accettato il concetto che essi dipendano da un’interazione tra uno o più fattori ambientali (ancora ampiamente sconosciuti) e un substrato genetico di suscettibilità. La possibilità di identificare questi fattori ambientali dipende esclusivamente da un’accurata identificazione degli individui a rischio di sviluppare la malattia, vale a dire dall’applicazione su larga scala di strategie di predizione. Una corretta e precoce identificazione degli individui a rischio è in grado di caratterizzare nel dettaglio i fenomeni ambientali (alimentazione, infezioni, vaccinazioni, esposizione ad inquinanti, etc.) che possono giocare un ruolo rilevante nell’inizio del danno e nella sua progressione verso la malattia conclamata e, quindi, di permettere lo sviluppo di potenziali strategie preventive.
Già da diversi anni, proprio per la particolare incidenza della malattia, sono stati iniziati in Sardegna alcuni progetti di ricerca che hanno come obiettivo lo studio della storia naturale del diabete di tipo 1 e l’identificazione dei fattori ambientali coinvolti nella patogenesi della malattia. La possibilità offerta da questo studio di integrare le informazioni ottenute nell’ambito della popolazione sarda, che rappresenta un isolato genetico nell’ambito della popolazione Caucasica, e di confrontarle con altri studi condotti nell’ambito della popolazione dell’Italia continentale, dove l’incidenza della malattia è mediamente 4 volte inferiore rispetto a quella che si registra in Sardegna, offre senza dubbio lo spunto per analizzare in dettaglio la reciproca interazione tra i fattori ambientali e la predisposizione genetica nell’eziopatogenesi della malattia.
 
 
 
 Lo studio dei bambini in età scolare e il Progetto DASS (Diabetes and Autoimmunity in Sardinia Study). All’inizio degli anni 90 è stata arruolata una coorte di circa 10.000 bambini, rappresentativa di tutti i bambini delle scuole elementari e medie della Sardegna, con l’obiettivo di disegnare una mappa della condizione di prediabete all’interno dell’isola e di sviluppare un modello di predizione della malattia in età scolare. In tutti questi bambini è stato prelevato un campione di sangue per la valutazione dei principali autoanticorpi anti-isola pancreatica (ICA, GADA e IA-2A) ed è stata, e viene tuttora, monitorata l’insorgenza della malattia in rapporto alla presenza di questi marcatori immunologici.
Il dato significativo, inizialmente prodotto da questo studio, fu quello di avere dimostrato che la frequenza di una positività per più autoanticorpi, che rappresenta la maggiore condizione di rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 1, si distribuiva secondo lo stesso gradiente dei tassi di incidenza della malattia registrati all’interno della Sardegna, cioè era significativamente maggiore nelle province di Oristano e Cagliari, rispetto alle province di Sassari e Nuoro. Questo dato dimostrava per la prima volta che la distribuzione della condizione di prediabete seguiva quella della malattia conclamata (Allegato 6). Il continuo monitoraggio di questa coorte ha permesso di valutare, a distanza di 11 anni, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 in rapporto al profilo degli autoanticorpi anti-isola pancreatica presente al momento dello screening. A tutt’oggi, 29 individui hanno oggi sviluppato la malattia conclamata. Il dato rilevante è che il numero degli autoanticorpi (Allegato 7), piuttosto che il tipo di autoanticorpo presente, e il livello di positività autoanticorpale (Allegato 8) rappresentano i fattori di rischio principali per lo sviluppo della malattia. Sebbene questi risultati fossero stati in parte già raggiunti nell’ambito degli studi familiari, cioè in individui in cui almeno un parente di primo grado era affetto dal diabete di tipo 1, i risultati ottenuti in Sardegna, ricavati da una popolazione non selezionata sulla base di una familiarità per la malattia, indicano tuttavia che il grado di predizione conferito dagli autoanticorpi anti-isola pancreatica è significativamente più basso (per 2-3 autoanticorpi è di circa il 40%) rispetto a quello registrato nell’ambito degli studi familiari (circa il 90%). Alla base di questa discrepanza ci potrebbe essere un diverso substrato genetico di predisposizione che potrebbe, di fatto, influenzare il rischio di progressione verso la malattia conclamata negli individui positivi per autoanticorpi anti-isola pancreatica. Per verificare questa ipotesi, è stato quindi iniziato il progetto DASS, mediante il quale viene condotta una valutazione genetica di tutti gli individui positivi agli autoanticorpi anti-isola pancreatica che sono progrediti o non sono progrediti verso la malattia conclamata. Lo studio dei geni di suscettibilità e di protezione nei confronti del diabete di tipo 1 in questi due gruppi di individui, estremamente selezionati e caratterizzati, permetterà di valutare il ruolo della genetica sul rischio di progredire verso la malattia conclamata, apportando un notevole contributo nello sviluppo dei modelli di predizione della malattia.
 

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